venerdì 24 giugno 2011

Lui è li'.... nel tabernacolo!


1. ORIENTAMENTO GENERALE.

L'adorazione eucaristica ha per oggetto la Persona Divina di N. S. Gesù Cristo, presente nel SS.mo Sacramento. Egli c'è, vivente e vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.
Tutti possono parlare a Nostro Signore; non è forse là per tutti? Non disse egli: "Venite a me, voi tutti"? Questo colloquio che s'intreccia tra l'anima e Nostro Signore è appunto la vera meditazione eucaristica, è l'adorazione.
L'adorazione è una grazia per tutti. Ma per non sprecarla e non cadere nella disgrazia di farla per abitudine, e per evitare l'aridità dello spirito e del cuore, gli adoratori devono ispirarsi all'attrattiva particolare della grazia, ai misteri della vita di Nostro Signore, della SS.ma Vergine, o alle virtù dei Santi, con lo scopo di onorare il Dio dell'Eucaristia per tutte le virtù della sua vita mortale, e per le virtù di tutti i Santi, dei quali egli fu un tempo la grazia e il fine, ed è ora la corona di gloria.
Calcolate quell'ora di adorazione che vi è toccata, come un'ora di Paradiso; andateci come si va al cielo, come si va al banchetto divino, ed essa sarà desiderata, e salutata con trasporto. Alimentatene soavemente il desiderio nel vostro cuore. Dite a voi stesso: "Per quattr'ore, per due, per un'ora io starò ad un'udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera".


Quando vi capitasse un'ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande perché sarà più sofferente: è un'ora privilegiata, la quale sarà contata per due.
Quando per infermità, per malattia o per impossibilità non vi è possibile fare la vostra ora di adorazione, lasciate che per un momento il vostro cuore si rattristi, poi mettetevi in adorazione spirituale, in unione con quelli che in quel frattempo si dedicano all'adorazione. Allora nel letto del vostro dolore, in viaggio, o durante l'occupazione che avete tra mano, state in più concentrato raccoglimento; e riceverete il medesimo frutto che se aveste potuto adorare ai piedi del Buon Maestro: quest'ora sarà computata a vostro favore, e forse sarà anche raddoppiata.
Andate da N. Signore così come siete; la vostra meditazione sia naturale. Attingete dal vostro patrimonio individuale di pietà e di amore, prima di pensare a servirvi dei libri; amate il libro inesauribile dell'umiltà amorosa. E' certo buona cosa che un buon libro vi accompagni , per rimettervi in carreggiata quando lo spirito volesse sviarsi e i sensi assopirsi; ma tenete bene a mente che il nostro Buon Maestro preferisce la povertà del nostro cuore anche ai più sublimi pensieri ed affetti presi in prestito da altri.
Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore, non quello degli altri; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione naturale del nostro amore per Lui. Il non voler andare da Nostro Signore colla propria miseria o povertà umiliata, spesso è frutto di un sottile amor proprio, d'impazienza e di pigrizia; eppure è proprio quello che nostro Signore preferisce, ama e benedice più di ogni altra cosa.
Attraversate giornate di aridità? Glorificate la grazia di Dio, senza la quale voi non potete nulla. Rivolgete allora la vostra anima al cielo, come il fiore allo spuntar del sole apre il suo calice, per accogliervi la rugiada benefica.
Vi trovate in uno stato d'impotenza assoluta? Lo spirito è nell'oscurità, il cuore sotto il peso del proprio nulla, il corpo è sofferente? Fate allora l'adorazione del povero; uscite dalla vostra povertà e andate a posarvi in Nostro Signore. Offritegli la vostra povertà affinché egli l'arricchisca: è questo un capolavoro degno della sua gloria.
La tentazione, la tristezza vi travaglia? Tutto vi disgusta, tutto vi porta a tralasciare l'adorazione, sotto il pretesto che offendereste Dio, che lo disonorereste anziché servirlo? Non ascoltate questa speciosa tentazione. In tal caso voi farete l'adorazione del combattimento e della fedeltà a Gesù, contro voi stesso. No, no, che voi non gli fate dispiacere; anzi lo rallegrate, il vostro Buon Maestro che vi guarda, lui che ha permesso a Satana di turbarvi. Egli vuole da voi l'omaggio della perseveranza, fino all'ultimo minuto del tempo che noi dobbiamo consacrargli.
La confidenza, dunque, la semplicità e l'amore vi accompagnino sempre nell'adorazione.
2. L'AMORE SIA LA VOSTRA BUSSOLA.
Volete essere fortunato in amore? - Vivete continuamente nella bontà di Gesù Cristo, che è sempre nuova per voi; seguite in Gesù il dramma del suo amore, contemplate la bellezza delle sue virtù, la luce del suo amore, piuttosto che i suoi ardori: in noi il fuoco dell'amore passa presto ma la verità di esso rimane.
Cominciate tutte le vostre adorazioni con un atto di amore, e aprite deliziosamente la vostra anima alla sua azione divina. Sovente nell'adorazione vi fermate a mezza strada il motivo è che voi avete cominciato da voi stesso; e anche se cominciate da qualche altra virtù che non sia l'amore, voi sbagliate strada. Forse che il bambino non abbraccia la mamma, prima di obbedirle? - L'amore è la sola porta del cuore.
Volete essere nobile in amore? - Parlate all'Amore di lui stesso. Parlate a Gesù del suo Padre Celeste, che egli ama tanto, parlategli delle fatiche da lui intraprese per la gloria del Padre: rallegrerete tanto il suo cuore, ed egli vi ripagherà con altrettanto amore.
Parlate a Gesù del suo amore per tutti gli uomini: si dilaterà il suo cuore, si dilaterà il vostro cuore di felicità e di amore.
Parlate a Gesù della sua santa Madre da lui amata così intensamente; gli rinnoverete la felicità di sentirsi un buon figliolo; parlategli dei suoi santi, per glorificare la sua grazia in loro. Il vero segreto dell'amore è questo: obliare se stesso, come S. Giovanni Battista, per esaltare e glorificare il Signore Gesù.
Il vero amore non guarda a ciò che dà, ma a quello che l'Amato merita.
Allora Gesù, contento di voi, vi parlerà di voi stessi. Vi dirà l'amore che sente per voi e il vostro cuore si dilaterà ai raggi di questo sole, come il fiore, umido e infreddolito dalla notte, che si schiude ai raggi dell'astro del giorno. La sua dolce voce penetrerà l'anima vostra, come il fuoco penetra un corpo infiammabile. E voi direte, con la Sposa del Cantico: - "La mia anima si è liquefatta di felicità alla voce del mio diletto", Allora voi lo ascolterete in silenzio, o meglio, voi passerete all'azione più forte e soave dell'amore: voi vivrete in lui.
Ciò che più tristemente impedisce lo sviluppo dell'amore e della grazia in noi è questo, che non appena noi arriviamo ai piedi del Buon Maestro, incominciamo senz'altro a parlargli di noi, dei nostri peccati, dei nostri difetti, della nostra povertà spirituale; ci affatichiamo insomma lo spirito alla vista delle nostre miserie e ci attristiamo il cuore alla vista della nostra ingratitudine e della nostra infedeltà. La tristezza conduce al dolore, il dolore allo scoraggiamento, e occorrerà poi molta umiltà e parecchio sforzo per districarsi da questo labirinto e ritrovarsi liberi in Dio.
Non fate più così. Siccome il primo movimento dell'anima influisce ordinariamente su tutta l'azione, dirigetevi subito verso Dio e ditegli: - "O buon Gesù, quanto sono contento e felice di venire a trovarti; di venire a passare quest'ora con te, per dirti il mio affetto! Quanto sei buono per avermi chiamato! Quanto sei amabile, tu che ami una creatura così povera come me! Oh, sì, io ti voglio tanto bene!"
L'amore allora vi ha già aperta la porta del cuore di Gesù: entrate, amate, adorate!
3. L'EUCARISTIA COMPENDIO DEL CRISTIANESIMO.
Per adorare con frutto bisogna ricordarsi che Gesù Cristo è presente nel l'Eucaristia, in essa glorifica e continua tutti i misteri e tutte le virtù della sua vita mortale.
Bisogna pensare che l'Eucaristia è Gesù Cristo passato, presente e futuro; che l'Eucaristia è l'ultimo stadio dello svolgimento dell'Incarnazione e della vita mortale del Salvatore; che Gesù Cristo ci dà in essa tutte le grazie; che tutte le verità fanno capo all'Eucaristia, poiché essa è Gesù Cristo stesso. La SS.ma Eucaristia sia dunque il punto di partenza per meditare i misteri, le virtù e le verità della religione. Essa è il fuoco, le altre virtù sono soltanto dei raggi. Partiamo dal fuoco e noi stessi irraggeremo.
Che cosa c'è di più semplice che il vedere le analogie tra la nascita di Gesù nella stalla e la sua nascita sacramentale sull'altare e nei nostri cuori?
Chi non vede che la vita nascosta di Nazaret continua nella Divina Ostia del Tabernacolo e che la Passione dell'Uomo-Dio del Calvario si rinnova nel Santo Sacrificio, in ogni istante della sua durata e in tutti i luoghi del mondo? Nostro Signore non è dolce ed umile di cuore nel Sacramento, come già lo fu durante la sua vita mortale? Non è continuamente il Buon Pastore, il Consolatore, l'Amico del cuore?
Beata l'anima che sa trovare Gesù nell'Eucaristia e nell'Eucaristia tutte le Cose!

San Pietro Giuliano Eymard http://www.paginecattoliche.it

martedì 14 giugno 2011

LA PAURA NON ESISTE



E’ il compleanno della Chiesa,
ma non sono migliaia di anni, la Chiesa è sempre una giovinetta…
Sapete, lo Spirito Santo ci rende sempre freschi, giovani e rinnovati!
Tutti noi cristiani siamo chiamati a ritrovare l’unità non nelle nostre debolezze, ma unicamente nello Spirito Santo!
Sai, gli apostoli erano riuniti nel cenacolo, impauriti per tutti i pericoli del mondo esterno.
Avevano una paura terribile delle persecuzioni, avevano paura di non essere all’altezza, di confrontarsi con dei “prossimi” così diversi e insolenti…
Ad essere sinceri, una situazione molto simile a quella che stiamo vivendo oggi, come Chiesa.
Gli apostoli erano chiusi in loro stessi con la paura di morire;
sì perché andare verso l’altro significa spesso morire a noi stessi.
Grande era ed è la tentazione di cambiare il Messaggio, renderlo più “umano”, di lasciare perdere, di scappare dalla missione che Gesù stesso ha donato ai suoi.
Queste sono le strade umane, i pensieri dell’uomo ma…
lo Spirito Santo trasforma pochi uomini pavidi, in uomini coraggiosi, capaci di andare verso il prossimo, prossimo che fino a pochi istanti prima era per loro nemico.
Questa era ed è la Missione della Chiesa:
Portare al mondo l’Amore e la Verità di Dio
Questa Parola è viva ed attuale ancora oggi nella Chiesa!
La Chiesa senza lo Spirito Santo è succube della paura, è incapace di trovare la comunione in sè e fuori di sè.
Ritrovare la “Koinonia” in Cristo ed essere segno per il mondo.
Questa Parola permette di ritrovarci, di stringerci la mano e dire che il muro di separazione che era frammezzo è stato abbattuto da Gesù, grazie a Lui tutti gli uomini possono riconciliarsi e perdonarsi di vero cuore.
La Presenza dello Spirito Santo fa di tutte le genti un solo popolo.
Spero che abbiate fatto almeno una volta nella vita questa esperienza.
A me è capitato di farla in un posto molto particolare,
uno di quei posti dove neanche te lo immagini possa entrare lo Spirito Santo:
In carcere.
In una sezione dove gli occupanti non hanno rubato una mela al mercato…
Io ho visto che la Presenza dello Spirito di Dio è potente, efficace, ricostruisce l’uomo dal di dentro.
Dona all’uomo la dignità di Figlio di Dio.
Molti uomini non sono consapevoli di questa dignità;
spetta ai cristiani portarla nei posti dove l’uomo ha perso l’immagine di Dio.
I luoghi dove portare la presenza di Dio, non illudiamoci, non sono solo le carceri, magari…
Oggi è urgente portare la Presenza dello Spirito Santo sul posto di lavoro, in Parlamento, nella politica, sulle strade, nei condomini, nelle famiglie.
La cosa più triste, la vera sconfitta è quando il discepolo si convince che questo Amore è per pochi eletti “buonini”, quando essere cristiani diventa far parte a sé, sentirsi tirati fuori dai destini degli altri.
La differenza fra chi non conosce Cristo e i cristiani è proprio nel perdono, nel ricominciare a costruire insieme, anche se ci sono diversità, incomprensioni.
Lo Spirito Santo ci porta tutti a ritrovare la via dell’Unità..
“E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!”
Sì, cari fratelli, la Presenza di Cristo è fonte di Gioia e di Pace, è la via per ritrovarci tutti mano nella mano e dimenticare tutto il male ricevuto e fatto.
Il mondo ha bisogno di questa testimonianza veritiera, una testimonianza che ha più forza di tante parole.
E’ un Vangelo universale;
è la Chiesa universale, che vale per tutti gli uomini.
I discepoli che hanno ricevuto lo Spirito Santo, una volta in mezzo alla gente, non si preoccupano di farsi un nome;
non cercano una loro affermazione personale.
Il compito di questi uomini è stato ed è ancora oggi portare Cristo.
Nel cristianesimo il discepolo è discepolo per sempre perché il Maestro è solo Uno: Cristo.
Le mire dell’uomo sono assumere potenza, divenire padrone;
l’uomo nuovo in Cristo è servo.
Così è nata la Chiesa e questa è ancora oggi la Chiesa..
Quando agisce lo Spirito Santo, non si parla di annientamento ma si parla di una nuova costruzione, diversa dalla torre di Babele, dove ognuno parlava una lingua diversa che creava incomprensione, divisioni.
Nella Pentecoste , seppur in lingue diverse, gli apostoli costruiscono, guidati dallo Spirito Santo, la CHIESA.
Noi come Chiesa esistiamo grazie allo Spirito Santo e abbiamo ragione di esistere se ci lasciamo guidare da Lui.
I carismi che il Signore ha donato ad ognuno di noi sono da mettere in comune, al servizio di tutti.
Ogni essere umano è una creatura irripetibile, che Dio ha voluto da sempre.
Non conta niente se sei ammalato in un letto di sofferenza da sempre e per sempre o se sei una persona brillante;
quello che conta è l’Amore di Dio che hai in te.
Se non hai questo amore allora davanti a Dio sei “stonato”.
Il Papa, i Vescovi, i Sacerdoti, i diaconi, il Popolo Santo di Dio, tutti siamo chiamati al servizio nella vigna del Padre come umili e miti operai.
Il mondo ci guarda, guarda alla Chiesa con speranza o con un grande giudizio negativo…,
ma da Lei aspetta il “Lieto Annuncio” che la morte vera è stata sconfitta.
Questo annuncio non viene fatto a parole, ma con la vita concreta.
E’ fondamentale per noi cristiani essere testimoni sinceri di questa Verità.
Fratelli, Cristo quando appare agli apostoli le prime parole che dice sono “PACE A VOI”.
Bene, come cristiani abbiamo il dovere di ricercare la Pace, di ritrovarci in Pace.
Prima la Pace in noi, nella Chiesa e poi portarla al mondo.
La Pace di Cristo nasce dal Perdono della Croce.
La Liturgia che il Signore gradisce è questo Amore.
Ricominciamo a camminare insieme tenendoci per mano,
il mondo attende questo segno di Dio.
Solo così le genti seguiranno il Maestro.
Ricominciamo dal Perdono…
La Presenza dello Spirito Santo spinge la Chiesa nel mondo,
guai a noi rimanere chiusi nei nostri cenacoli.
C’è un cenacolo più grande che aspetta il cristiano ripieno dello Spirito Santo:
il mondo.
C’è il mondo che aspetta degli uomini che in Cristo sappiano rinunciare al denaro, al potere, al rendere la donna o l’uomo come degli oggetti.
E’ questo il tempo di uscire dai luoghi protetti e vivere nel mondo senza appartenere al mondo.
Per troppo tempo siamo stati rinchiusi, in un silenzio che ha poco o nulla di Resurrezione e di Pentecoste!
Basta con i silenzi di fronte ad ogni tipo di male.
Dove c’è lo Spirito Santo c’è la vita.
un servo inutile

domenica 5 giugno 2011

Mantenersi alla presenza di Dio



Buon mezzo per mantenersi alla presenza di Dio è di procurarvi una sua immagine o pittura che vi faccia devozione, non già per portarla sul petto senza mai guardarla, ma per servirsene ad intrattenervi spesso con Lui ed Egli vi suggerirà quello che gli dovete dire.

S. Teresa d'Avila

martedì 31 maggio 2011

PERDERE L’AMORE



Il primo versetto di questo Vangelo ci mette dinanzi ad una scelta di vita concreta:
“ Se mi amate, osserverete i miei comandamenti…”
Con molta sincerità, non per togliervi dal cuore delle belle immagini ideali del nostro essere cristiani ma, se non osserviamo i comandamenti di Cristo… non siamo di Cristo.
E Gesù non si riferisce solo ai dieci comandamenti; questi sono l’inizio.
Lui va ben oltre.
Il Comandamento dell’Amore.
Quando parliamo d’amore intendiamo spesso molte cose, lo personalizziamo a nostro piacimento fino a ridurlo a volte ad uno squallido sepolcro di vita.
Quante bassezze riesce a commettere l’uomo catalogandole poi come “fatte per amore”.
Per amore si toglie la dignità;
per amore si uccide;
per amore si violenta;
per amore si diventa indifferenti verso il prossimo
Ma tutto questo non c’entra niente con l’Amore di Dio.
Il cuore dell’Amore cristiano è la donazione.
Ritengo sia inutile parlare di grandi segni del cristianesimo se non ci riappropriamo dei segni quotidiani dell’amore di Dio.
Scendere nei nostri piccoli vissuti quotidiani e poi portare questa notizia nuova al mondo.
Dove voglio andare a parare?
Se non trasmettiamo Cristo nelle nostre famiglie non troveremo più Cristo nella società.
Il mondo non vede Dio;
il cristiano sì!
La “scuola” per eccellenza dei cristiani è la famiglia.
Non possiamo “delegare” la trasmissione della fede ai sacerdoti e alle parrocchie.
Il demonio è un catechista furbo:
per abbattere la Chiesa,
colpisce le famiglie.
Se ai nostri figli non insegniamo con i fatti che amare significa donarsi, loro impareranno dal mondo cosa significa amare…
Al cristiano Cristo fa un dono straordinario:
“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce”.
Il mondo non Lo conosce;
il cristiano sì.
Di fronte a questa conoscenza io e te abbiamo delle responsabilità,
non possiamo abdicare, rinunciare ad essere di Cristo.
Ripensiamo al nostro essere “Chiesa” come una grande famiglia di famiglie radunate dallo Spirito di Dio.
E come famiglie dobbiamo dare segno della presenza divina nel mondo.
C’è una santità che bussa alle porte del nostro quotidiano,
nel semplice vivere la vita di tutti i giorni in Cristo.
E’ la vera santità.
Ed è la testimonianza più penetrante per il mondo.
Come cristiani dobbiamo scrollarci di dosso anche quegli atteggiamenti che, pur sembrando consueti, diventano un “cancro” per la nostra società.
Il cristiano non è omertoso;
dice la verità;
non paga ( e non chiede chiaramente) tangenti o pizzo;
scuote le mani e non accetta favori;
sul posto di lavoro, qualsiasi esso sia, è di esempio;
quando guida rispetta la propria vita e quella del prossimo;
rispetta la natura come un dono di tutti gli uomini;
quando vede il male non “gira la faccia dall’altra parte”.
L’elenco si potrebbe fare lungo di decine di pagine della nostra vita...
Altra cosa da riscoprire è il senso della gioia della vita in Cristo.
E’ consolidata, a volte non a torto, l’idea che la vita del cristiano sia grigia, piatta, che sa di luoghi chiusi…
Qui noi cristiani adulti dobbiamo fare un esame di coscienza e rivedere il nostro modo di rapportarci ai bambini, ai ragazzi ed ai giovani, di come trasmettiamo loro la fede.
Partendo dal presupposto che il Vangelo è il Lieto Annuncio…
No, certo non stravolgendo la catechesi, anzi.
Ma divenendo noi adulti per primi testimoni della gioia!
Ed infine, nel farmi compagno di viaggio con tanti fratelli, riscopro questo:
il bisogno di sentirsi parte di un corpo.
Questo bisogno a volte si manifesta nella necessità di essere semplicemente ascoltati.
Di conseguenza il cristiano è anche l’uomo dell’ascolto:
si diviene consolatori per mandato del Consolatore…
Quanta aridità di buoni ascoltatori c’è intorno a noi!
Mi rendo conto che una parola buona messa nel cuore di un uomo al momento giusto può evitare tanto male.
Nel mio ministero ascolto il mio prossimo, sempre.
Credetemi, il consiglio cristiano è importante a volte come una mano tesa ad un uomo che sta per annegare.
Negare questa carità è gravissimo!
Combattere la fretta e la superficialità che ci sembrano delle scelte necessarie in questo mondo ma che in realtà divengono delle gravi colpe.
Cristo si è sempre fermato davanti all’uomo sofferente;
si è fermato anche e soprattutto con l’uomo ingannato dal peccato.
Anche noi dobbiamo fare così.
Cari fratelli, come vedete la vita nello Spirito Santo è in totale contrapposizione alla vita secondo la carne.
Ma…
“Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”
Sarebbe grave perdere l’amore…
Un servo inutile

sabato 21 maggio 2011

IT’S ONLY LOVE (E’ SOLO AMORE)



E in certe stagioni della vita come si fa?
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore.”
Senza mezzi termini questa pace nel cuore, nella vita, dentro e fuori di noi…
non scaturisce da una buona classe politica,o da una perfetta organizzazione sociale,
da un fine settimana da sballo, o da un buon psicoterapeuta…
Forse è proprio la storia dell’umanità che ce lo insegna;
magari ce lo insegna anche la mia e la tua vita…
Sai, è il frutto di una Presenza:La Presenza di Dio in noi.
La Presenza che è anche certezza che il nostro vivere presente è proiettato nel vivere per sempre in una Casa:
“Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.”
Quanto dei nostri vissuti quotidiani sono impregnati di questa Vita che ci aspetta?
Ho paura che i nostri giorni abbiano perso questa prospettiva che, per il cristiano, è il senso della vita, il senso vero ed esclusivo di questo nostro passaggio terreno.
Vivere i giorni che il Signore ci dona con questa conoscenza e certezza è diverso che viverli così come vengono.
E’ troppo pesante il vuoto vivere del mio tutto senza Cristo.
Da quanto tempo non ascolto che i nostri giorni terreni passeranno e lasceranno il posto alla vera vita nella Casa del Padre.
Parliamo di tanti aspetti della vita, anche di quelli che non cogliamo fisicamente, che ci fanno più prurito ma della vita eterna non ne parliamo quasi mai.
Quante volte in questi giorni ascoltiamo con intensa morbosità tutte le previsioni di fine del mondo, di date che sono eventuali segni premonitori…
E dimentichiamo la parte più importante di tutto questo nostro parlare, di tutto il nostro vivere!
Se ci lasciamo rubare la vita eterna, come cristiani siamo dei falliti.
Abbiamo paura, diciamoci la verità, abbiamo paura.
Questa vita ha un angusto luogo di passaggio che fisicamente è un non senso;
la nostra umanità non è attrezzata per attraversarlo:
La Croce.
Come cristiani abbiamo un sistematico e caparbio e scientifico voler evitare il percorso della vita cristiana.
“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.”
E se la nostra preghiera quotidiana, non solo recitata a parole ma impetrata con le azioni quotidiane, fosse: “Signore, non mi prendere con te…!”?
Che cristiani siamo se portiamo questa speranza disperata?
Nelle nostre catechesi;
nei nostri catechismi;
nei nostri rapportarci agli ammalati;
nel nostro educare i figli;
nelle nostre prediche,
o quando noi stessi ci accomodiamo sul trono del cristiano…
Di che vita parliamo?
Che vita testimoniamo?
La tentazione quotidiana a cui siamo sottoposti da parte di satana è che Dio è menzognero.
Ci viene posta dinanzi la morte, non solo fisica, come la dimostrazione di un non amore del Creatore.
E la vita terrena diviene l’unica vita da vivere.
Stranamente, con una metodologia schizofrenica, il modo propostoci dal demonio per esorcizzare la morte è procurarla!
Forse pensate che stia filosofando?
Guardiamoci attorno.
Le nostre città, piccole o grandi;i luoghi di lavoro;i luoghi di “svago”;i nostri matrimoni;
gli anziani,i bambini;le famiglie;i luoghi dove si amministra.
C’è un piccola sottile antitesi: “Con o senza”.
Che cosa può essere l’uomo senza Dio lo vediamo quando spesso è troppo tardi.
Che cosa può essere l’uomo con Dio lo vediamo quando spesso è troppo tardi…
Causa di questa cecità, sordità e mutismo è sempre lo stesso catechista:
il principe di questo mondo.
“Gli disse Filippo: Signore, mostraci il Padre e ci basta…”
Questa richiesta di Filippo attraversa ancora i secoli;
è giunta fino a noi oggi.
Sì, c’è un mondo che fa ancora oggi questa richiesta;
la fa a Cristo attraverso la Chiesa.
Voi mi capite, non è questione solo di parlare della “Casa del Padre” ma di mostrarla con segni concreti che c’è la “Casa del Padre”.
Filippo aveva davanti Cristo;
il mondo oggi ha davanti la Chiesa di Cristo.
La Chiesa oggi è chiamata ha mostrare la Vita Eterna.
“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.”
Sì, ci sono delle opere concrete che sono segno della Presenza di Cristo in questo secolo;
sono opere che solo la Chiesa può compiere,
se legata a Cristo, chiaramente.
Altrimenti non è Chiesa!
I segni concreti della vita in Cristo non sono fare i miracoli;
ma qualcosa di grande, di immenso, che ha un valore universale:
l’Amore e l’Unità.
La morte di questo mondo si vince con la vita in Cristo.
La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questo amore fatto di donazione e spogliazione totale;
l’Amore che il mondo non conosce.
La Chiesa, ogni cristiano, è esempio vivente di questa unità fatta di essere uno solo corpo in Cristo.
Unità che il mondo non conosce.
L’amore che il mondo conosce è quello del dare e dell’avere in cambio,
l’amore di prostituzione.
Questo non è l’Amore del cristiano, non è l’Amore della Croce.
L’unità che il mondo conosce è quella dell’unione di interessi,
fatta spesso di perverse lobby economiche.
L’Unità di Cristo è aderire all’uomo attraverso il Legno della Croce segno della vita che si dona.
Sai, chi vede un cristiano vede Cristo;
Ero tentato di scrivere “chi vede un cristiano dovrebbe vedere Cristo”;
un “condizionale” che sinceramente in questo caso proprio non si può usare,
non ha senso dire “si dovrebbe vedere Cristo in un cristiano”!
Si deve.
un servo inutile

mercoledì 18 maggio 2011

La mediazione di Maria nella nostra vita terrena.

Tutti conosciamo benissimo i’episodio evangelico delle Nozze di Cana. Mentre nessuno si accorge che il vino si stà esaurendo Maria è talmente attenta e premurosa che subito avvisa Gesù “ Non hanno più vino “ gli dice. Fosse venuto a mancare, la festa di nozze sarebbe stata rovinata irrimediabilmente con grande dispiacere degli sposi che probabilmente neppure se ne stavano rendendo conto. Il vino in una festa rappresenta la gioia e Maria non vuole che questa venga a mancare. Mi pare di vederla presente alla festa  attenta ad ogni dettaglio, è disponibile come sempre al servizio è una festa di nozze l’inizio della vita di una nuova famiglia, no non può permettere che inzi male. Queste sono alcune delle pochissime parole di Maria che il Vangelo menziona “non hanno più vino”. Parole che essa sembra ripetere a Gesù quando vede i figli che le furono affidati sotto la croce allontanarsi da Lui,essa ancora dice al Figlio” non hanno più il vino della gioia vera e non se ne accorgono “.
Nelle  sue innumerevoli apparizioni la Madonna ha portato si messaggi di gioia ma soprattutto  di attenzione nei nostri riguardi ripetendo ancora le parole che disse alle nozze di Cana” fate quello che vi dirà”. Volete il vino della gioia e della serenità? Ascoltate Gesù, ascoltate il Vangelo. Queste sue apparizioni ci fanno vedere la Madre che non riesce a dormire finchè il figlio è fuori di casa, nel buio e nei pericoli della notte, ne attende il ritorno non può dormire.. Maria è si in Paradiso ma sembra ancora” soffrire” si interessa dei suoi figli li segue nel loro pellegrinaggio terreno con tenera premura e tanto amore. Ultimo pensiero di questa breve riflessione, non possiamo pensare alla Madonna senza pensare anche ai nostri cari che già vivono con lei la beatitudine del Cielo. La Chiesa ricorda tutti i Santi nelle feste del mese di novembre e sappiamo bene che esiste una comunione dei Santi.  I nostri cari sono tra quelli che son tornati a Casa e ora con Maria attendono il nostro ritorno, con lei pregano e intercedono per il nostro bene. Quale gioia quale meraviglia pensare a questa sublime verità, la comunione dei Santi, tutti uniti tutti legati da un filo invisibile ma reale ogni nostra preghiera coinvolge tutti , noi ancora pellegrini e chi attende il nostro arrivo.
“Maria” le diciamo “dacci il vino della gioia” 
“ Fate quello che vi dirà” non si stanca di ripeterci.